Per capire l’Europa occorre arrivare al cuore della sua tradizione culturale, più che precisarne i confini geografici: Presilla giustifica la sua posizione a partire dalla secondarietà dei romani, l’atteggiamento per cui essi riconobbero nella cultura greca un vertice a cui continuamente rifarsi nei secoli, anche dopo che la Grecia aveva cessato di essere indipendente. Questa tesi viene messa a confronto con la difesa del “classico” proposta da Settis: entrambe le proposte sembrano convergere attorno a una nozione progettuale di classicità, che rappresenta il necessario pendant alla secondarietà. Tale prospettiva, se correttamente intesa, si rivela un antidoto contro le ideologie.
Lascia un commento