Un ricordo

di Roberto Papini

 

di Simone Arnaldi

 

 

Chi ha conosciuto l’Istituto Internazionale Jacques Maritain, ha conosciuto Roberto Papini.

 

Scienziato della politica – docente prima all’Università di Trieste e poi all’Università LUMSA di Roma – Roberto ha legato indissolubilmente la sua opera professionale e culturale a Maritain e all’Istituto che porta il suo nome, inizialmente come Segretario Generale e successivamente come Presidente. La sua figura ha accompagnato tutta la storia dell’Istituto fin dalla sua fondazione, nel 1974, di cui è stato uno dei protagonisti.

 

Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un instancabile promotore di cultura, la cui energia e visione ha fatto del Maritain un luogo di dibattito e incontro, in anticipo sui tempi e al centro degli eventi. Si pensi, ad esempio, alla globalizzazione. Già alla fine degli anni Novanta l’Istituto metteva in guardia rispetto ai costi sociali, economici e politici di una globalizzazione non governata e sottolineava come la solidarietà, la responsabilità sociale, l’equità e il rispetto dei diritti umani fossero ingredienti indispensabili per una globalizzazione sostenibile[1]. In ideale continuità con questo lavoro, l’Istituto ha partecipato alla riflessione scientifica e all’azione pubblica per la protezione e promozione dei diritti dell’uomo, contribuendo, per esempio, insieme ad altre ONG e con il sostegno del Governo Italiano, all’elaborazione delle linee guida volontarie sulla progressiva realizzazione del diritto all’alimentazione adottato dal Consiglio della FAO nel 2004[2].

 

Da queste brevi note si può comprendere come la dimensione internazionale abbia costituito un orizzonte essenziale per l’Istituto e una costante priorità per Roberto che lo ha diretto. Internazionalità intesa in due sensi: innanzitutto come riflesso delle convinzione che, nel mondo globale, i problemi sono comuni; in secondo luogo come consapevolezza della responsabilità, in capo a centri di cultura, di essere luoghi di incontro e di confronto tra quanti, quei problemi globali, vogliono efficacemente affrontare.

 

Nel Friuli Venezia Giulia e a Trieste, Roberto Papini ha saputo cogliere le specificità geografiche e storiche di questi luoghi, lanciando, già negli anni Ottanta, l’idea di una “Conferenza permanente per la cooperazione internazionale” e, circa 10 anni più tardi, sostenendo, grazie ad una collaborazione con l’Università di Trieste e l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, la creazione di un Osservatorio sulla Democratizzazione per l’Est Europa (OSDEE), che si proponeva di studiare i processi di transizione dei paesi ex-comunisti. Dall’esperienza dell’OSDEE è maturata poi la creazione, nel 1997, della Sezione del Friuli Venezia Giulia dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain, la cui eredità è oggi portata avanti dall’Istituto Jacques Maritain.

 

Come ha scritto Jean-Dominique Durand, l’Istituto ha «preso a prestito da Maritain non tanto la sua opera filosofica, che ha conosciuto un’evoluzione, quanto la sua intelligenza del mondo»[3]. Questo approccio a Maritain e al suo pensiero, di cui Roberto è stato uno dei fautori più convinti, è stato determinante a definire la cifra culturale dell’Istituto e a farne ciò che ancora è oggi: un luogo dove l’ispirazione maritainiana e personalista si cala nell’attualità sociale, economica e politica e nelle scelte del contemporaneo. È questo il lascito di Roberto per tutti coloro che hanno lavorato con lui nei suoi lunghi anni all’Istituto Internazionale Jacques Maritain.

 



[1] Cfr. R. Papini, A. Pavan, S. Zamagni ( a cura di), Abitare la società globale. Per una globalizzazione sostenibile, Napoli, ESI, 1997; R. Papini (a cura di), Globalizzazione: solidarietà o esclusione?, Napoli, ESI 1998.

[2] Cfr. L. Postiglione Blommestein, M. Borghi (a cura di), The right to adequate food and access to justice, Ginevra, Schulthess 2006.

[3] Cfr. J.-D. Durand, Un laboratorio per la democrazia. L'Istituto internazionale Jacques Maritain 1974-2008, Bologna, Il Mulino 2009.