In una sezione cruciale del suo lavoro, dedicata al fantasma della maternità, Claudia Mancina offre la possibilità di riflettere sull’ambivalenza del desiderio femminile che si trova, necessariamente, a fare i conti con la maternità, desiderata o accidentale, evitata o impedita. Questa esperienza fondamentale che, pur riguardando solo le donne, si realizza mediante e attraverso una relazione, avverte l’autrice, «non necessariamente si identifica con la volontà (la scelta) di essere madri, ma può benissimo coesistere con l’incapacità di decidere o con la decisione finale negativa» . Si tratta di un fantasma perché il materno appartiene al femminile a prescindere dalla natura del desiderio di procreare «che in sé non è né buono né cattivo – può essere ricerca di un potere sociale, o di una posizione di forza nella coppia, può essere espressione di onnipotenza o di insicurezza, di identificazione con la madre o di antagonismo con lei – mette in luce il problema dell’identità femminile» .
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