Muovendo dal carattere paradossale di quel «non-luogo» in cui l’Europa consiste, l’Autore ragiona sulle due idee di Europa individuate da Isaiah Berlin: quella fondata sul principio dell’universalismo e quella che si richiama alla specificità irriducibile degli uomini e delle culture. Tale distinzione viene ripensata in un percorso che si snoda tra Herder, Novalis e Kant e che arriva a mettere in luce l’urgenza di fare i conti con la nientificazione dell’uomo di cui l’Europa, nonostante tutto il suo tesoro ideale, è stata capace.
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