Sport, valori e inclusione sociale

4. QUALE IL FINE DELLE ISTITUZIONI SPORTIVE?

 

Nel quarto appuntamento del ciclo “Sport, valori e inclusione sociale”, LUCA PANCALLI – Presidente del Comitato Italiano Paralimpico – ci aiuta a comprendere il ruolo e il fine delle istituzioni sportive 

 

Il dialogo si apre con il racconto delle due vite sportive che hanno visto protagonista il nostro ospite nei suoi anni giovanili: promessa del pentatlon nella prima, atleta paralimpico di nuoto nelle seconda (con 8 ori, 6 argenti e un bronzo vinti in occasione delle 4 paralimpiadi a cui ha preso parte). A fare da spartiacque un incidente sportivo che, dal 1981, lo costringe su una sedia a rotelle.

Pancalli non nega il dolore causato da questo cambiamento, la fatica di accettare una nuova condizione, non solo rispetto al contesto sportivo, ma anche e soprattutto come persona. Da quel dolore, però, può scaturire anche del bene.

Proseguendo la narrazione della propria parabola di vita, Pancalli ci racconta infatti di come sia nata l’idea del progetto politico-culturale a cui ha dedicato la sua “terza vita”: quella di dirigente sportivo. Avendo vissuto sulla propria pelle la mortificazione e l’umiliazione di chi veniva quotidianamente escluso, egli ha deciso di impegnarsi affinché tutti possano essere messi in condizione di poter esprimere pienamente se stessi, raggiungendo i propri obiettivi e seguendo le proprie passioni. Una sensibilità maturata già durante la sua vita di atleta paralimpico: «Prima vincevo per me stesso, ora bisognava vincere per tutti, per cambiare il percorso di vita anche di altri ragazzi disabili». Questa la grande forza dello sport. 

 

 

Luca Pancalli ci aiuta quindi a comprendere quali siano le strade possibili per favorire realmente l’inclusione sociale e il ruolo che lo sport può assumere in tale progetto. Il paralimpismo, in questo, rappresenta un modello organizzativo al servizio di un’idea: dimostrare che le persone disabili, messe nelle condizioni di fare ciò che possono fare – e di farlo al meglio delle loro capacità – possono conquistare grandi risultati. E questo non vale solo per lo sport: se sapremo garantire a ciascuno il giusto sostegno, la possibilità di una vita indipendente, il diritto a lavoro e istruzione, costruiremo società meno assistenzialiste e più inclusive. 

 

In questo processo di trasformazione sociale e culturale, la scuola svolge sicuramente un ruolo fondamentale ma potrebbe fare ancora di più e dovrebbe essere messa in condizione di attuare questo suo potenziale. Il fine del movimento paralimpico ­– così come dovrebbe essere quello delle istituzioni sportive – è quello di contagiare positivamente la società attraverso l’esempio dello sport.

 

Nel corso del dialogo col presidente Pancalli si è parlato anche dei problemi dello sport paralimpico, compreso il problema del doping. Ma non c’è nulla di cui stupirsi: «è tutto tremendamente normale, perché le persone disabili non sono diverse dai colleghi “normali” … non è che tutti i disabili siamo esseri con l’aureola» e il concetto di “normalità”, in fondo, «passa anche per la consapevolezza che siamo tutti uguali, nel bene e nel male.”  

Per approfondire questi temi e scoprire a fondo la figura del nostro ospite, riflettendo ancora meglio sul valore delle sue parole, vi lasciamo qui il video completo dell’incontro!